IL METODO

Nel 1870 in Europa, insieme alle piante di vite americane è stata importata la fillossera, un piccolo insetto parassita pericolosissimo per i vigneti. Dapprima si è diffuso in Francia ed ha devastato l'industria della viticoltura del paese, famoso per la produzione di vino. In seguito si è propagato ad est. In 30 anni la fillossera ha distrutto circa 6 milioni di ettari di vigneti. Dopo la sua diffusione in Europa sono stati importati dall'America i vitigni resistenti. Sembrava che il modo più semplice per risolvere il problema sarebbe stato quello di sostituire la vite europea con quella americana. Ma il fatto è che tutte le qualità della vite americana (produttività, quantità di zucchero, qualità gustative) erano molto più basse rispetto alle varietà di viti coltivate da tempo in Europa. Per 20 anni si è cercata una via d'uscita dalla situazione. Infine si è giunti alla conclusione che il miglior modo per ripristinare i vigneti sarebbe stato innestare vitigni europei su portinnesti della vite americana con il metodo inglese. Questo metodo si è rivelato il più pratico e ha fornito un rapido recupero della viticoltura, ma ha i suoi difetti: la necessità di stratificazione preliminare (pre-coltivazione di talee innestate di vite nelle serre) e bassa produttività di piante innestate con qualità accettabile.

Per un secolo sono state create molte tecnologie per la produzione di viti innestate (dette Barbatelle) che consentono di aumentare la qualità e la riuscita nel vivaio fino al 60% - 75%. Tuttavia, sono rimasti gli stessi: 1) il metodo d’innesto e 2) la pre-stratificazione del materiale innestato.

Come sappiamo il processo della coltivazione delle piante di vite con pre-stratificazione richiede un locale con impianto di riscaldamento autonomo. Il metodo tradizionale della coltivazione delle piante di vite è il seguente: il materiale innestato (portainnesto - talea) bagnato nella paraffina calda, che contiene delle sostanze nutrienti e lo protegge dall’essiccamento, si immette nelle scatole di stratificazione.

Le scatole vengono messe nel locale riscaldato e lasciate lì per 2 - 3 settimane, ad una temperatura elevata e costante di 25-35°C ed un’umidità del 75% -90%. Questo contribuisce all’unione tra portinnesto e talea (formazione del callo di cicatrizzazione). Dopodiché sono messe nel locale fresco per circa una settimana e solo in seguito piantati nel vivaio.

Durante il suddetto tempo in condizioni di temperatura e umidità elevate, i portinnesti e le talee di vite attecchiscono l’uno con l’altro e si formano dei germogli fino a 10 cm e delle radici fino a 15 cm. In seguito, quando le talee innestate vengono tolte dalla serra, i germogli e le radici vengono tolte completamente. Dopodiché vengono immersi nella paraffina calda e piantate nel vivaio.

Nella serra le talee innestate di vite consumano il 30% delle loro sostanze plastiche per formare i germogli e le radici. Nella terra il processo della crescita ricomincia da capo utilizzando le sostanze rimanenti. Se le talee innestate si piantano in terra senza la rimozione dei germogli, smettono di crescere e muoiono. Nella terra la crescita riparte da una gemma laterale.

Dunque è evidente che la produzione delle piante di vite innestate in modo tradizionale è difficile e costosa. Se subito dopo l’innesto le talee innestate in modo tradizionale (marza-talea) si piantano direttamente nel terreno senza la stratificazione preliminare il rendimento sarà molto basso: intorno al 35% - 45%.

Per questo motivo, per avviare un nuovo vigneto, gli innesti di talee (talee di vite innestate di un anno circa – dette Barbatelle) vengono acquistate dalle aziende che sono specializzate nella loro produzione. E’ da notare, inoltre, che alcuni venditori producono le barbatelle da materiali non certificati,e ciò incide sulla qualità.

Il vantaggio della nuova tecnologia sta nel fatto che essa permette di coltivare le barbatelle sul terreno in cui si prevede di piantare il nuovo vigneto. La selezione del materiale da innestare e la sua acquisizione avvengono con la partecipazione ed il consenso del proprietario, ciò garantisce la qualità e purezza delle barbatelle. Inoltre, le piante di vite sin dall’inizio si adattano al terreno sul quale si prevede di piantare il nuovo vigneto.

Il processo di coltivazione delle Barbatelle avviene senza la stratificazione preliminare in modo naturale. La formazione del callo, in questo caso, non avviene immediatamente ma gradualmente. La sua formazione coinvolge tutte le celle cambiali. La sua distinzione successiva avviene in modo graduale formando una saldatura più densa e affidabile. Le radici sdoppiate continuano lo sviluppo senza ostacoli. La gemma principale del nesto non germoglia subito, ma lo fa in corrispondenza con altri processi dello sviluppo della pianta. Come risultato i processi di unione marza-talea avvengono in condizioni naturali, sono più complete e lo sviluppo successivo avviene spontaneamente. La pianta di vite, essendosi sviluppata dalla gemma principale, ha una migliore crescita, produttività e resistenza alle malattie.

L’utilizzo della nuova tecnologia permette di produrre 180 000 barbatelle di vite su un ettaro di terra (area di piantagione 0,1 x 0,5 ). La piantagione del materiale innestato può essere svolta dal 25 marzo al 10 maggio. In autunno le piante di vite innestate sono pronte per essere piantate nella zona destinata al vigneto.

Per la diffusione della nuova tecnologia sto collaborando con rinomati esperti del settore: Consulente dell’Istituto di Viticoltura, Orticoltura ed Enologia, Dottore in Scienze Agrarie, membro dell’Accademia delle Scienze della Georgia, N. Chkhartishvili

Direttore del Dipartimento dell’Istituto di Viticoltura, Orticoltura ed Enologia, Dottore in Scienze Agrarie, L. Udzhmadzhuridze

L’introduzione di nuove tecnologie è molto importante oggi, in quanto può contribuire a risolvere il problema del riscaldamento globale, eliminando completamente l’utilizzo delle serre ed il conseguente effetto serra derivante dalla stratificazione delle talee innestate.

Darejan Gvelesiani
NDG (GE)

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